LA DEMOCRAZIA AUMENTATA O ADDORMENTATA

Il digitale sta progettando uno Smartpolitic?

di Luca Monti

Nella Atene antica, patria della democrazia, i cittadini partecipavano alla discussione e al voto sulle questioni importanti della polis. All’adunata accorrevano tutti, salendo sulla collina accompagnati dalle guardie civiche, che tendevano una corda rossa che sospingeva verso l’assemblea. Una sanzione colpiva chi aveva la tunica segnata da quel colore.

La democrazia di tutti. Di tutti coloro che avevano diritto al voto, ossia i cittadini liberi nati ad Atene. Non proprio tutti, quindi. Qualche migliaio di persone, comunque un numero enorme, se pensiamo a quei tempi.

Dopo tante forme di governo e poche di democrazia, la storia ci ha consegnato una formula sempre più stanca e sbiadita del governo del popolo. “Meglio di tutto il resto”: disse un famoso politico britannico del secolo scorso. È ancora vero?

Oggi la democrazia del voto universale è in crisi. È, e rimane ancora, appannaggio di quelli che votano, di una minoranza. Ma si tratta di un voto libero o condizionato?

Il digitale può far nascere una nuova forma di democrazia? Quella delle decisioni dirette?

Immersi nella rivoluzione digitale, iniziamo a chiederci se possono finalmente apparire applicazioni capaci di riabilitare, incentivare, moltiplicare la partecipazione.

C’è chi pensa, come il filosofo Jianwei Xun nel suo “Hipnocracia”, che possa nascere un sistema che non reprime la coscienza ma la manipola con tecniche di sovrastimolazione e disinformazione.

“Il disegno di Musk potrebbe essere quello di giocare dialetticamente tra conscio e inconscio, tra potere e libertà con una crescente manipolazione narrativa. La tecnologia dell’informazione diventa quindi una nebbia ipnotica, con social network e IA come strumenti per confondere la realtà con la simulazione.” (Raul Limon – 25 Marzo 2025 – El Pais).

Anche se non è ancora qui, visibile, disponibile, pronta… la controparte, quella buona, armeggia per trovare la sequenza, il gesto, il ritmo che trasformi l’individuale nel collettivo.

Che sia un gaming o altro espediente non è dato sapere ancora.

Che sia un mining (un’estrazione dalla miniera collettiva della nostra presenza online) o una finestra capace di farci dialogare, con numeri scalabili e potenzialmente di milioni, non si sa.

Anche se uno strumento come Pol.is (oggi EU compliant con polisorbis) può far discutere anche un milione di persone, come è avvenuto a Taiwan su temi molto controversi, dove appunto centinaia di migliaia di persone hanno compreso ed elaborato proposte politiche. Non c’era un voto. E a deliberare forse è meglio non arrivare, come dicono esperti di informatica e di sicurezza.

Strumenti dal design ancora duro e spigoloso, come Polis appunto, già permettono di vedere come il digitale sia capace di far apparire graficamente un pensiero collettivo, il crearsi di una dialettica tra posizioni differenti, il rilancio di ipotesi controproposte moderate e sintetizzate da strumenti di intelligenza artificiale.

Non vedo ancora la leggerezza del gesto, il design avvolgente, il clic giusto.

Ma ci stanno lavorando, anche i buoni fanno la loro parte. Lo so.

Rimaniamo sospesi, fiduciosi.

Quello che oggi sembra prevalere è un Nokia autocratico in attesa di uno Smartpolitic neo-democratico.

aprile 2025

Be the first to comment

Leave a Reply